L’Integrazione Euromediterranea (Euromed)
I leader degli stati musulmani hanno dichiarato di prediligere un altro tipo di approccio, quello praticato con l’Integrazione Euromediterranea (Euromed), la partnership fra le due sponde del Mare Nostrum avviata con la conferenza di Barcellona del novembre 1995. La preferenza espressa trova la sua giustificazione nei risultati concreti ottenuti grazie a tale forma di cooperazione in vari settori (economico, politico, sociale, culturale). Alla conferenza di Barcellona parteciparono 27 delegazioni. Oltre agli allora 15 membri dell’Unione Europea, furono invitate 12 entità che si affacciano sul Mediterraneo: Algeria, Marocco, Tunisia, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Siria, Turchia, Cipro, Malta più l’Autorità Nazionale Palestinese (ne fu esclusa la Libia perché soggetta a embargo). I paesi convenuti sottoscrissero una dichiarazione finale in tre capitoli, auspicando un rafforzamento della collaborazione in altrettanti settori specifici: politica e sicurezza; economia e finanze; affari sociali, umani e culturali. I 27 firmatari si impegnarono per realizzare, entro il 2010, una zona di libero scambio. Tale obiettivo doveva essere raggiunto tramite la firma di accordi di associazione tra l’Unione Europea e i paesi mediterranei che avevano aderito a quello che, da allora, fu definito “Processo di Barcellona”. Quello è stato il punto di inizio di una cooperazione fra le due sponde del Mediterraneo. Tutti i paesi della sponda meridionale, fatta eccezione per la Siria che ha concluso i negoziati solo nel mese di ottobre 2004, hanno siglato l’accordo di associazione, divenendo così partner privilegiati dell’Ue.
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L’integrazione Euromediterranea ha avuto profondo impatto, sia sotto il profilo economico sia dal punto di vista geopolitico, determinando un ampliamento dei confini del Medio Oriente. A partire dal 1995, l’attenzione dei paesi arabi e delle potenze straniere, per tanti anni concentrata sul Golfo Persico, si è di nuovo spostata sul Mediterraneo. La prospettiva di beneficiare di importanti aiuti dall’Europa ha indotto gli arabi a creare una base per sviluppare un mercato comune. Nel 1998 è stato raggiunto un accordo per creare una “Area di Libero Scambio Panaraba” (Pafta). Tale progetto era, tuttavia, troppo ambizioso, volendo creare un’unione doganale fra 14 stati. È stato allora scelta una soluzione più limitata, che si è concretizzata nella “Dichiarazione di Agadir” del 2001. Tale intesa è divenuta un trattato internazionale il 25 febbraio 2004, quando quattro stati arabi (Egitto, Giordania, Tunisia e Marocco) hanno firmato l’accordo di Agadir. Il risultato è di grande rilievo poiché è una conseguenza diretta del processo Euromed, essendo tutti i quattro paesi membri del progetto concepito nella città catalana del 1995.
Il contributo dell’UE ha consentito di realizzare importanti interventi nei paesi mediorientali che hanno aderito all’iniziativa. Marocco, Tunisia e Giordania hanno utilizzato i fondi per realizzare interventi di tipo strutturale. L’Egitto ha impiegato i contributi europei per costituire un fondo finalizzato a creare posti di lavoro. Il Libano ha sfruttato i fondi per riformare la pubblica amministrazione. L’Autorità Nazionale Palestinese ha impiegato i contributi nel delicato settore delle risorse idriche. L’Algeria li ha destinati a misure per ridurre l’inquinamento e all’acquisto di apparecchiature speciali per gli aeroporti. La Turchia li ha investiti nella pubblica istruzione e nelle infrastrutture. Attraverso il programma MEDA, lo strumento finanziario creato dall’UE per sostenere la partnership Euromed, sono stati destinati alla sponda meridionale del Mare Nostrum quote importanti: 3,345 miliardi di euro nel periodo 1995-1999 e altri 5,35 miliardi di euro sono stati stanziati per il programma 2000-2006. A tali somme, già considerevoli, si deve aggiungere la partecipazione della Banca Europea degli Investimenti (BEI), che dal 1974 a oggi ha erogato finanziamenti per circa 14 miliardi di euro per incentivare lo nei paesi della sponda meridionale.
Autore: Rudi Caparini
Niveen Wahish, “Hold your breath”, Al-Ahram weekly Online 69, Issue n. 4-10 March 2004
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