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Il rapporto
Allargamento ad est? Benefici anche per i vecchi membri dell'Ue
Commissione europea: sono cresciuti gli scambi, ingiustificate le paure delle delocalizzazioni

BRUXELLES - L'ultimo ampio allargamento a est dell'Unione europea ha portato notevoli vantaggi economici ai dieci nuovi entrati, ma non ha comportato conseguenze negative per i vecchi 15 membri del club europeo che hanno visto aumentare il loro attivo commerciale nei confronti dell'est Europa, senza tuttavia assistere alla fuga di capitali e aziende e all'invasione di immigrati che in molti prevedevano e continuano a temere.

E' quanto emerge da un rapporto della Commissione europea presentato oggi a due anni dall'allargamento del primo maggio 2004. Confermando "la forte crescita economica e la crescente stabilità macroeconomica" di cui hanno beneficiato i dieci nuovi membri, il rapporto sottolinea che "le sfide economiche indotte dall'allargamento sono state assorbite senza grossi problemi, e che non ci sono prove di impatti distruttivi sulla produzione o sul mercato del lavoro" dei vecchi stati dell'Ue. In particolare, le merci importate dalla vecchia Europa rappresentano nel 2005 per i dieci nuovi membri il 62% del loro import complessivo, a fronte del 56% del 1993.

In conseguenza i 15 vecchi membri Ue godono di un ampio attivo nella bilancia commerciale con i dieci nuovi entrati. La prospettiva dell'allargamento ha incrementato gli investimenti dall'estero nei dieci nuovi membri, passati da quasi zero circa dieci anni fa a oltre 190 milioni di euro nel 2004, pari al 40% del Pil locale. Di questi, tre quarti provengono dai vecchi membri dell'Ue (in particolare dalla Germania).

La Commissione assicura che le temute fughe di capitali e investimenti, che questi numeri potrebbero confermare, non sono invece ingiustificate: nel 2004, di tutti gli investimenti all'estero effettuati dall'Ue-15, solo il 4% è stato diretto verso l'est Europa, a fronte del 53% verso gli altri paesi dei 15, e del 12% verso gli Stati Uniti. Anche sul fronte dell'occupazione, le paure ventilate da molti non sono confermate dai numeri di Bruxelles: solo l'1-1,5% dell'annuale taglio di posti di lavoro può essere attribuito alle delocalizzazioni, cioé al trasferimento di impianti o di uffici all'estero. Di queste, solo una parte sono tra l'altro dirette verso l'est Europa.

Quanto all'immigrazione, la Commissione ricorda nel rapporto che anche a causa delle clausole di limitazione delle entrate introdotte da diversi vecchi membri Ue nei confronti dei cittadini dei nuovi membri, i flussi sono stati molto ridotti al punto che in Germania (una delle principali destinazioni), gli immigrati dall'est Europa rappresentano nel 2005 solo lo 0,6% del totale della popolazione (mentre sono il 7% gli immigrati provenienti dal resto del mondo).

(3 maggio 2006)

 

Fonte: http://www.stranieriinitalia.it/news/ue3mag2006.htm

 
 

 

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