Asia
Economia
La maggioranza della popolazione asiatica è occupata nell’agricoltura, ma l’attività agricola, praticata ancora spesso con metodi tradizionali, è caratterizzata da una produzione quantitativamente scarsa oltre che da una bassa produttività. Solo una minoranza è impiegata in attività industriali, e spesso i centri urbani, con le loro industrie, non sono ben integrati sotto il profilo economico con il settore agricolo. In molte aree i sistemi di trasporto, sia all’interno dei singoli paesi sia fra gli stati, sono ancora scarsamente sviluppati, anche se negli ultimi decenni sono notevolmente migliorati rispetto al passato.
Vi sono però alcuni paesi asiatici che costituiscono delle significative eccezioni rispetto alla tendenza generale, e che hanno oggi un settore industriale particolarmente sviluppato. Il Giappone, la cui storia economica rappresenta un fatto unico in Asia, ha modernizzato con successo la propria economia già a partire dalla fine del XIX secolo; diverso e più recente lo sviluppo di Israele, Taiwan, Corea del Sud, Singapore, Cina e, in misura minore, Indonesia, Malaysia, Thailandia, Turchia e degli stati produttori di petrolio della penisola arabica. In generale, queste economie hanno registrato negli ultimi decenni tassi di crescita di oltre il 5% annuo, ben superiori ai tassi di incremento demografico. Tuttavia, nonostante i risultati positivi ottenuti dagli stati ricchi di petrolio dell’Asia sudoccidentale, la distribuzione del reddito è rimasta concentrata in pochi paesi.
Un consistente sviluppo si è avuto anche in India, mentre la Repubblica Popolare Cinese, grazie agli investimenti esteri su larga scala, alla privatizzazione accelerata e all’industrializzazione, ha conseguito il primato fra i paesi asiatici sotto il profilo della crescita economica. Nel decennio 2005 l'economia cinese è cresciuta del 10,20% annuo, a fronte di un reddito pro capite che restava a livelli relativamente modesti. Anche il Vietnam e il Laos, due fra i paesi asiatici più poveri, stanno imboccando la via di una crescita economica significativa e attirano cospicui investimenti dall’estero. Le spinte in senso liberistico sono certamente all’origine dei successi recenti delle economie asiatiche, ma lo sono anche delle crisi come quelle che, nella seconda metà degli anni Novanta, hanno colpito i paesi “miracolati” come la Corea del Sud e Taiwan. La Corea del Nord, ancora soggetta a un regime comunista di vetera impostazione, è il più povero dei paesi dell’area.
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1. Agricoltura
La maggior parte delle terre dell’Asia è inadatta all’agricoltura e meno di un terzo dei suoli viene coltivato. Le aree più produttive, però, consentono un assorbimento elevato di manodopera. In generale, l’unità produttiva di base è il villaggio tradizionale anziché la fattoria. Nell’Asia meridionale, nell’Asia orientale e nel Sud-Est l’agricoltura è praticata su piccoli appezzamenti nelle pianure alluvionali, ed è caratterizzata dall’eccesso di popolazione rurale su estensioni di terreno esigue, da una produzione perlopiù di sussistenza, da una conduzione basata sull’elevato numero di fittavoli, dalla forte dipendenza dalle colture cerealicole o destinate all’alimentazione, dal persistere di tecnologie premoderne.
Il riso è il prodotto più importante (e l’alimento principale) dell’Asia meridionale, orientale e del Sud-Est, dove è coltivato con sistemi di coltura irrigui. Nell’Asia meridionale e nel Sud-Est asiatico la produzione è relativamente modesta, i sistemi di irrigazione hanno uno sviluppo irregolare e raramente si semina due volte all’anno. Tuttavia, in India e Pakistan l’estensione dell’irrigazione e l’introduzione di varietà di semi altamente produttivi a partire dagli anni Settanta hanno contribuito ad aumentare e rendere stabile la produzione; oggi il Pakistan è un paese esportatore di riso. Il Giappone ha mostrato in quale straordinaria misura sia possibile aumentare i raccolti e la produzione di riso delle coltivazioni irrigue grazie all’introduzione di varietà molto produttive, all’oculato governo delle acque, all’uso di fertilizzanti e all’eliminazione del latifondismo a vantaggio di un sistema agricolo basato su piccole proprietà.
Nuove varietà altamente produttive di riso da destinare alle colture irrigue sono state distribuite in molte parti del Sud-Est asiatico, oltre che in India e Pakistan, a partire dagli anni Sessanta (la cosiddetta “rivoluzione verde”), e la produzione è aumentata, anche se non nella misura sperata. In India l’introduzione di varietà molto produttive di frumento, provenienti dal Messico, ha influito considerevolmente sui raccolti in certe aree; il frumento è al secondo posto per importanza fra le colture del paese.
Le proprietà su larga scala destinate alle produzioni commerciali che si trovano a latitudini inferiori sono in netto contrasto con la prevalente produzione di sussistenza delle aree circostanti. Queste proprietà forniscono redditizi prodotti destinati all’esportazione quali caucciù, olio di palma, cocco, tè, ananas e fibra di abacá (Musa textilis). Questi latifondi si costituirono nel periodo coloniale nell’Asia meridionale e nel Sud-Est asiatico e molti ancora ne sopravvivono, posseduti da stranieri e sotto il loro controllo. Buona parte dei prodotti agricoli destinati al mercato è comunque coltivata anche nelle piccole proprietà.
L’agricoltura dell’Asia orientale si basa sulla risicoltura fino a circa 35° di latitudine nord in Cina e a 40° di latitudine nord negli altri paesi produttori. A paragone del Sud-Est asiatico, i raccolti sono assai abbondanti e si effettuano comunemente due volte l’anno, il sistema irriguo è ben gestito e l’apporto dei fertilizzanti è estremamente elevato, soprattutto in Giappone. A nord del fiume Huai He in Cina, dove il clima comincia ad essere meno piovoso, il riso lascia il posto al frumento e poi ai cereali tipici delle terre aride, quali il sorgo e il mais, tutti coltivati intensivamente secondo le caratteristiche proprie dell’agricoltura cinese. Sia a nord sia a sud della regione si allevano, dove possibile, suini, pollame e pesce (in bacini artificiali), mentre soltanto in Giappone e Corea è comune l’allevamento dei bovini da carne e da latte.
Nelle regioni interne più aride dell’Asia, si coltivano cereali adatti a quei terreni, ma l’attività prevalente è la pastorizia; si allevano bovini, caprini, ovini ed equini. L’agricoltura irrigua tipica delle oasi si trova in località privilegiate dell’Asia centrale. La coltivazione di cereali adatti ai terreni aridi, la pastorizia nomade e le colture irrigue tipiche delle oasi sono caratteristiche anche dell’Asia sudoccidentale, ma i livelli di produttività sono perlopiù bassi.
2. Silvicoltura e pesca
L’industria del legno occupa un posto significativo in quasi tutti i paesi del Sud-Est asiatico, in particolare in Indonesia, Malaysia, Filippine e Thailandia (in quest’ultimo stato il teak è il prodotto più importante). La raccolta della legna e la coltivazione itinerante nelle zone boscose interfluviali sono attività di rilievo nel Sud-Est asiatico e nelle regioni umide più remote dell’Asia e della Cina meridionali. In India e in Cina, tuttavia, il manto boscoso originario è stato da molto tempo eliminato nelle aree a maggiore densità di popolazione. Notevole importanza ha l’industria del legno in Giappone, dove vaste aree di rimboschimento (soprattutto conifere) hanno rimpiazzato gran parte della vegetazione originaria. Le riserve di legname in Siberia sono enormi e finora sono state relativamente poco sfruttate, in parte a causa delle difficoltà dovute alla rigidità del clima e in parte per il fatto che la pianta predominante è il larice, meno attraente sotto il profilo commerciale di altre specie.
In Asia l’industria della pesca è un’attività estremamente importante. La Cina è al primo posto nel mondo in questo settore e il Giappone segue molto da vicino. L’attività ha notevole rilievo anche in Russia, Thailandia, Indonesia e Filippine, al pari della piscicoltura (allevamento del pesce in bacini artificiali), soprattutto in Cina. Benché nei paesi poveri la pesca sia perlopiù associata al consumo domestico, un crescente risalto è stato dato all’esportazione di pesce essiccato, surgelato e in scatola.
3. Risorse minerarie
L’attività estrattiva è importante in gran parte dei paesi asiatici e alimenta l’esportazione. L’Asia è estremamente ricca di minerali e gran parte del territorio – il Tibet, ad esempio – deve essere ancora esplorato sotto il profilo geologico. In Siberia, nella Cina settentrionale e nell’India nordorientale esistono enormi giacimenti di carbone, ma depositi di questo minerale sono presenti un po’ dappertutto, seppure in quantità inferiori. Anche i giacimenti di petrolio e gas naturale sono distribuiti in tutto il territorio, ma le maggiori concentrazioni si trovano lungo le coste del golfo Persico, in alcune regioni indonesiane, nella Cina settentrionale e interna, lungo i litorali del mar Caspio e nei bassopiani della Siberia occidentale. Grandi riserve sono presenti al largo delle coste della Cina, dell’Indonesia, della Malaysia e dell’India occidentale.
I minerali metallici sono relativamente limitati nell’Asia sudoccidentale, fatta eccezione per la Turchia, che è uno dei principali produttori di cromo. Giacimenti di minerali metallici di vario genere sono distribuiti un po’ ovunque; Cina e Siberia ne sono particolarmente ben provviste. Malaysia, Thailandia e Indonesia sono estremamente ricche di stagno, mentre l’India abbonda di minerali ferrosi e di manganese. Fra gli altri minerali importanti si annoverano: oro, argento, uranio, rame, piombo e zinco; in Siberia si trovano alcuni tipi di pietre preziose, in particolare diamanti, che sono presenti, insieme a zaffiri e rubini, anche nell’Asia meridionale e nel Sud-Est asiatico.
4. Industria
Questo settore in generale è relativamente poco sviluppato, fatta eccezione per il Giappone, che presenta un’industria estremamente diversificata. Oltre al Giappone, i principali paesi industriali in Asia sono la Cina, l’India e le cosiddette “Tigri asiatiche”: Taiwan, Hong Kong, Singapore e Corea del Sud. In Cina l’industria si concentra nelle regioni nordorientali (in Manciuria), nei porti di Shanghai, Tianjin, Tsingtao e Wuhan, e in alcune province interne ricche di materie prime, ma crescenti investimenti prendono la via delle province meridionali.
In India le attività industriali sono fortemente concentrate a Kolkata e nelle zone circostanti, nell’area di Mumbai, al centro della penisola e in numerose città di altre aree ricche di risorse. In Siberia le attività industriali si raccolgono in prossimità dei monti Urali (soprattutto nei bacini del Kuzbass e del Donbass), vicino alle principali aree urbane lungo la Transiberiana, ad esempio a Novosibirsk, e intorno a centri isolati dell’estremo oriente russo. Oggi l’India è un’importante potenza industriale, ma in questo settore è occupato soltanto il 13% della popolazione attiva, mentre in Cina è addetto all’industria il 18% della forza lavoro. Se paragonate al Giappone (28% di addetti all’industria), le percentuali restano modeste.
A partire dagli anni Sessanta l’industria si è rapidamente sviluppata a Singapore, a Taiwan, in Corea del Sud e a Hong Kong, grazie anche a investimenti stranieri, rassicurati dai regimi politici favorevoli. Anche Thailandia, Malaysia, Indonesia e Filippine hanno conosciuto una grande crescita dell’industria. In altri paesi l’attività industriale tende a essere associata alla trasformazione dei prodotti agricoli locali, dei minerali e del legno; l’industria leggera è destinata ai mercati interni, mentre si montano in loco macchine e veicoli importati da altri paesi. La tendenza prevalente in molti paesi asiatici è quella di installare industrie di beni destinati all’esportazione, approfittando della forza lavoro relativamente a basso costo e localizzando le attività in zone dove sono applicati incentivi fiscali per invogliare gli investitori. Fra i settori industriali di prodotti destinati all’esportazione, particolare sviluppo hanno avuto quelli dell’elettronica e dell’abbigliamento in Corea del Sud e a Taiwan.
5. Energia
Benché la produzione complessiva di energia sia enormemente aumentata a partire dagli anni Sessanta, il consumo energetico pro capite resta estremamente basso in gran parte dei paesi asiatici; fra questi, i più sviluppati economicamente presentano consumi da modesti a elevati e comprendono le repubbliche dell’ex Unione Sovietica, Giappone, Taiwan, Corea del Sud, Singapore, Cina, Malaysia, Kuwait, Turchia, Israele e Arabia Saudita.
Le fonti energetiche in molte regioni dipendono dalle risorse locali, in particolare la legna da ardere. Nell’Asia sudoccidentale la principale fonte di energia è il petrolio. L’India ha un potenziale idroelettrico enorme, ma la gran parte dell’elettricità prodotta nel subcontinente indiano proviene da centrali alimentate a combustibile. Inoltre, la maggior parte della domanda energetica nell’India rurale continua a essere soddisfatta con legna da ardere, carbone e altri materiali.
Nel Sud-Est asiatico la produzione petrolifera è cospicua in alcuni paesi (Indonesia e Brunei), ma l’energia idraulica e la legna da ardere sono le principali e più comuni fonti energetiche. Sia la Cina sia il Giappone hanno centrali idroelettriche di piccole dimensioni, che sono in grado di fornire energia ai piccoli centri nelle aree rurali. Secondo i dati noti, la Cina possiede circa 90.000 centrali idroelettriche in funzione (grazie ai corsi d’acqua, senza uso di bacini e dighe), soprattutto nelle province meridionali, oltre a una ventina di grandi centrali alle quali si aggiungeranno nel prossimo futuro le possenti centrali che deriveranno il loro potenziale idrico dagli sbarramenti in costruzione sul Chang Jiang. Tuttavia, in Cina il carbone resta ancor oggi la principale fonte energetica. In Giappone il petrolio è la maggiore fonte di energia e quasi tutti i prodotti petroliferi vengono importati. La Siberia presenta un enorme potenziale idroelettrico che solo di recente ha cominciato a essere sfruttato.
6. Trasporti
In gran parte dell’Asia i sistemi di trasporto sono scarsamente sviluppati. Non esiste una rete internazionale di trasporti via terra. Sono poche le ferrovie che attraversano i confini internazionali e, quando ve ne sono, ad esempio fra la Cina e le repubbliche centrasiatiche, sono scarsamente utilizzate. Lo stesso vale per le strade e, nella maggior parte dei casi, per i fiumi navigabili; l’Amur, fra la Cina e la Russia, è l’unica eccezione. In Asia gran parte dei collegamenti internazionali avviene per mare o per via aerea. Tutti i principali porti asiatici sono collegati mediante navi di linea o mercantili.
Gli impianti portuali sono numerosi, ma pochi sono i porti che competono con quelli occidentali, eccetto quelli della Cina (Shanghai), dell’India (Mumbai), del Giappone (Kobe, Chiba, Yokohama), di Hong Kong e di Singapore, che sono in grado di accogliere le navi mercantili più grandi. Singapore e Hong Kong sono centri particolarmente importanti per il deposito delle merci: a questi porti, infatti, provenienti dalle zone interne e trasportati da piccoli battelli, giungono i carichi che saranno poi imbarcati per l’estero. Tutte le principali città sono collegate per via aerea. Tokyo è il più importante nodo aeroportuale dell’Asia, seguito da Bangkok in virtù della sua posizione di crocevia nel Sud-Est asiatico.
La rete di trasporti interni è generalmente limitata. Spesso gli insediamenti rurali sono scarsamente collegati fra loro e con i centri più grandi. Le autostrade sono in numero esiguo e le strade di campagna sono solitamente non asfaltate. Giappone, Taiwan, Corea del Sud, Malaysia, Israele, Turchia e gran parte delle Filippine costituiscono le principali eccezioni. Se sono navigabili, i fiumi sono spesso le più importanti vie di comunicazione per gli scambi commerciali, ma non tutti i paesi ne sono provvisti. In Cina il Chang Jiang per molto tempo è stato un’importante via di comunicazione sulla direttrice est-ovest; il fiume è collegato mediante canali alla pianura della Cina settentrionale. Nel Sud-Est asiatico i fiumi Mekong, Menam e Irrawaddy hanno tutti svolto una funzione di cucitura all’interno dei rispettivi territori nazionali. In India, invece, i corsi d’acqua non hanno mai avuto una grande importanza come vie di comunicazione.
Il principale mezzo di trasporto continentale è la ferrovia. Il Giappone dispone di una fitta rete ferroviaria. La Cina, le cui ferrovie sono al quarto posto nel mondo quanto a lunghezza, intorno alla metà degli anni Settanta aveva collegato tutti i suoi più importanti centri industriali e i capoluoghi di provincia mediante una vasta rete ferroviaria. Oggi sono in corso di esecuzione o di progettazione importanti ampliamenti della rete, tra cui l’allacciamento con le ferrovie dell’Asia centrale ex sovietica, secondo un progetto avviato già alla metà del Novecento. Anche la Corea e Taiwan dispongono di un buon servizio ferroviario. I paesi del Sud-Est asiatico, a eccezione della Thailandia e della Malaysia, e quelli dell’Asia sudoccidentale dispongono di linee ferroviarie brevi e spesso interrotte. Nell’Asia meridionale il sistema ferroviario integrato, in origine costruito dagli inglesi, è stato suddiviso a causa della separazione politica dell’India dal Pakistan e dal Bangladesh. Le ferrovie transcaspiana e turco-siberiana sono le linee più importanti nell’Asia interna, mentre la Transiberiana, con le sue diramazioni (ad esempio la linea Bajkal-Amur), costituisce il principale sistema di trasporto della Siberia russa, collegando l’estremo oriente asiatico con l’estremo oriente europeo.
7. Commercio
Nel complesso l’Asia svolge un ruolo importante nell’ambito del commercio mondiale. Un’altissima percentuale degli scambi commerciali avviene con paesi di altri continenti. Si segnalano però importanti eccezioni: il flusso di petrolio fra golfo Persico e Giappone e quello, minore, fra Indonesia e Brunei; il commercio cinese con il Giappone e il Sud-Est asiatico; e, soprattutto, gli scambi di materie prime tra il Giappone e il Sud-Est asiatico. Il Giappone è ai primi posti nel mondo per volume di scambi internazionali, che però riguardano soltanto per un terzo i paesi asiatici.
Anche in Cina e in India il volume degli scambi con l’estero è notevole, ma soprattutto importante è quello con paesi di altri continenti. La Malaysia e l’Indonesia sono importanti esportatori di materie prime. Tuttavia, in termini di valore pro capite, fatta eccezione per Giappone, Taiwan, Corea del Sud, Malaysia, Singapore, Hong Kong, i principali esportatori di petrolio dell’Asia sudoccidentale e alcune repubbliche dell’Asia centrale, tutti gli altri paesi sono agli ultimi posti nella graduatoria mondiale degli scambi internazionali.
FONTE: ENCARTA