L’Estremo Oriente si sta riprendendo più lentamente dalla profonda crisi economica russa indotta fin dall’inizio delle riforme economiche e del passaggio al mercato nel gennaio del 1992, con contraccolpi anche recenti, derivanti dalla crisi energetica locale dell’inverno 2000 nel Primorie e l’’instabilita’ politica nello stesso anno, durata fino alle elezioni del nuovo governatore Darkin nel giugno 2001.
Lo dimostrano soprattutto gli indici della produzione industriale, fortemente condizionata dalla crisi delle grandi e medie aziende nell’industria pesante (metallurgia e costruzioni meccaniche) ma anche nell’aeronautica e cantieristica, che lavoravano soprattutto per la difesa. A questo si aggiunge la difficoltà del settore estrattivo e della industria del legno e della sua lavorazione, che da sempre portanti nell’Estremo Oriente, hanno però urgente bisogno di investimenti e di ammodernamento dei macchinari. I problemi di rinnovamento tecnologico e produttivo richiedono ingenti risorse finanziarie, anche per lo sviluppo di tutta la rete di infrastrutture necessarie (miglioramento dei trasporti, etc. ).
Anche la pesca e la raccolta di prodotti di mare, settore tradizionale del Distretto economico, richiedono nuovi investimenti nella flottiglia peschereccia ed anche per rinnovare gli impianti dell’ industria conserviera.
Tuttavia, dopo la crisi dell’agosto 1998, cominciano ad esserci ora una maggiore stabilità politica e segnali di ripresa economica.
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Produzione industriale nel Distretto dell’Estremo Oriente nel 1997-2001
Estremo Oriente |
Produzione industriale
(in % all’anno precedente) |
|
1997 |
1998 |
1999 |
2000 |
2001
9 mesi
|
Distretto Federale dell’Estremo Oriente |
-5 |
-2 |
+7 |
+6,8 |
+1,0 |
Repubblica di Sakha (Jakutia) |
- 5 |
+3 |
+6 |
+6,2 |
+1,9 |
Territorio di Primorie |
-5 |
-7 |
+13 |
+2 |
-17,7 |
Territorio di Kkabarovsk |
-3 |
+4 |
+10 |
+14,6 |
+5,9 |
Regione di Amur |
-13 |
-11 |
+4 |
+10,4 |
+12,3 |
Regione di Kamchtaka |
-6 |
-5 |
-2 |
+4,5 |
+1,5 |
- di cui Circ. autonomo di Korjakia |
-13 |
+8 |
-4 |
+28,4 |
+37,7 |
Regione di Magadan |
+3 |
-4 |
+4 |
+0,8 |
+3,7 |
Regione di Sakhalin |
-4 |
+4 |
+9 |
+9 |
+14,2 |
Regione autonoma ebrea |
-16 |
-3 |
+11 |
+12,5 |
+4,8 |
Circondario autonomo di Ciukotka |
-7 |
-19 |
-8 |
+7,3 |
+10,6 |
Mosca |
- 1 |
+3 |
+14 |
+12,6 |
+6,1 |
Federazione Russa |
+ 2 |
- 5 |
+8 |
+9 |
+5,2 |
D’altra parte, rimane sempre piuttosto elevata la percentuale delle imprese in perdita nella zona dell’Estremo Oriente: il 45,7%, contro una media nazionale russa del 37,2% nel periodo gennaio-agosto 2001. Anche l’acuto problema degli stipendi arretrati dovuti alla popolazione sta lentamente migliorando.
Un quadro più completo della relativa ripresa economica in Estremo Oriente si può avere considerando altri due indici macroeconomici chiave, il commercio al minuto (vendite alla popolazione dei principali beni di consumo alimentari e durevoli) e la crescita dei redditi reali, depurati dal tasso d’inflazione annuo. Questi due indici comprendono almeno in parte, le attività che producono redditi diversi dalla produzione industriale, cioe’ il settore dei servizi e del commercio, in cui operano molte nuove piccole e medie imprese, oltre che individui.
Il 4,8% delle piccole imprese russe opera nella Zona economica dell’Estremo Oriente, con il 5,3% del fatturato globale. In questo campo la regione leader è indubbiamente Primorie-Vladivostok con 16.100 imprese, dove è concentrato quasi il 40% di tutte le piccole e medie imprese della Zona economica. Seguono a distanza, il territorio di Khabarovsk, con 8.300 imprese, e la regione di Sakhalin, con 4.400. Certo, questo tipo di impresa, per la sua maggiore duttilità e adattamento all’economia di mercato costituisce una forte spinta allo sviluppo economico dell’intera zona.
L’andamento del commercio al minuto che nel 1996-1997 era stato in crescita continua, ha segnato invece un comprensibile calo dopo la crisi dell’agosto 1998, che e’ continuato per quasi tutto il 1999, ma soprattutto nel 2000 e nei primi 9 mesi del 2001, e’ ora in netta ripresa (+10,3%)
Ancora più interessante si rivela l’andamento dei redditi reali della popolazione nell’Estremo Oriente.
I redditi reali della popolazione hanno seguito un andamento abbastanza simile a quello del commercio al minuto, e se nel 1997 erano positivi tutti tranne quelli delle regioni, dalle condizioni climatiche più difficili come Magadan, Khamchatka, Ciukotka, e della Regione autonoma ebrea e di Sakhalin, dopo la crisi 1998 erano invece tutti negativi, per poi ritornare nel 2000 rispetto al 1999 quasi tutti positivi (tranne Khamchatka e Magadan). Ad agosto 2001 su agosto 2000 i redditi reali della popolazione nell’Estremo Oriente sono tutti migliorati, nel complesso, del 12 percento.
La zona economica dell’Estremo Oriente deve ancora realizzare appieno il suo indubbio potenziale esportativo. Nel 1999 infatti, essa ha coperto soltanto il 3,1% delle esportazioni russe, per un totale di quasi 2,3 miliardi di dollari. Le tre repubbliche e territori che hanno esportato di piu’ sono Sakha-Jakutia (diamanti) con 935 milioni di dollari, Khabarovsk, con quasi 470 milioni di dollari, e Primorie, con 458 milioni di dollari. Da notare ancora Sakhalin, con 223 milioni di dollari, e Kamchatka, con 136 milioni.
Per quanto riguarda le importazioni, la Zona dell’Estremo Oriente, con 914 milioni di dollari, ha coperto nel 1999 il 2,9% dell’import totale nella Federazione russa. Il saldo della bilancia commerciale era quindi in attivo nel 1999 per quasi 1,4 miliardi di dollari.
Gli investimenti stranieri
Una recente analisi pubblicata dalla rivista Expert classifica le regioni russe secondo le potenzialità e rischi di investimento nel 1999-2000.
Per quanto riguarda l’Estremo Oriente, la repubblica di Sakha e il territorio del Primorie (Vladivostok) sono nel gruppo delle regioni con un potenziale medio e un rischio moderato, mentre Khabarovsk e Amur sono tra le regioni con potenziale medio-inferiore, ma sempre a rischio moderato. Kamchatka e regione autonoma ebrea sono invece tra le regioni a potenziale non rilevante, ma rischio moderato. Skhalin e’ un discorso a parte, e il suo potenziale e’ in realta’ medio-superiore, a causa dei giacimenti petroliferi offshore, e il rischio e’ sempre moderato.
La validita’ delle considerazioni esposte e’ confermata sul campo dall’andamento degli investimenti stranieri nelle regioni dell’Estremo Oriente dal 1997 al 2001, come si puo’ vedere nella tabella allegata.
Per quanto riguarda gli investimenti stranieri, il Distretto dell’Estremo Oriente ha gradualmente aumentato negli ultimi cinque anni la sua incidenza media dal 2,2% del totale investito in Russia nel 1997 (271 milioni di dollari) a quasi il 6% nella prima metà del 2001 (383 milioni di dollari), rispetto al 5,3% dell’intero 2000 (577 milioni di dollari), e con una punta del 13% (1.258 milioni di dollari) nel 1999, quando era stato investito piu’ di un miliardo di dollari nei progetti pretroliferi a Sakhalin.
Investimenti stranieri nel Distretto Federale dell’Estremo Oriente nel 1997 -2001
Estremo Oriente |
Investimenti stranieri |
|
1997 |
1998 |
1999 |
2000 |
2001 (1 semestre) |
% sul totale russo |
Distretto Federale dell’Estremo Oriente (milioni di dollari)
(% sul totale investito in Russia) |
271
2,2 |
554
4,7 |
1.258
13,1 |
577
5,3 |
383,7 |
5,7 |
Repubblica di Sakha |
14 |
196 |
86 |
160 |
103,6 |
1,6 |
Territorio di Primorie |
94 |
85 |
54 |
78 |
63,7 |
1,0 |
Territorio di Kkabarovsk |
12 |
40 |
33 |
27 |
10,1 |
0,1 |
Regione di Amur |
1 |
0 |
2 |
4 |
0 |
0 |
Regione di Kamchtaka |
34 |
43 |
26 |
29 |
29,9 |
0,4 |
- di cui Circ. autonomo di Korjakia |
1 |
7 |
17 |
0,3 |
2,9 |
0,0 |
Regione di Magadan |
63 |
54 |
30 |
28 |
19,9 |
0,3 |
Regione di Sakhalin |
53 |
136 |
1.027 |
250 |
153,5 |
2,3 |
Regione autonoma ebrea |
0 |
0 |
0 |
0,06 |
8 |
0,0 |
Circondario autonomo di Ciukotka |
0 |
0 |
0 |
0 |
0 |
0 |
Mosca |
8.476 |
5.860 |
2.654 |
4.037 |
2.942 |
44,0 |
Federazione Russa |
12.295 |
11.773 |
9.560 |
10.958 |
6.684 |
100 |
Questo ricordando, per paragone, che Mosca assorbe da sola il 44% di tutti gli investimenti stranieri.
Tre regioni della zona sono le piu’ attive negli investimenti stranieri: la penisola di Sakhalin, per i suoi giacimenti petroliferi, la repubblica di Sakha (per i diamanti e in parte l’oro, e Vladivostok, per le attivita’ commerciali e produttive, soprattutto nel campo della pesca e del legno. Seguono poi Magadan (giacimenti d’oro) e la penisola di Kamchatka, per la pesca e il turismo.
E’ ancora interessante uno sguardo all’attivita’ delle 219 societa’ a partecipazione straniera che operano nella zona (fine giugno), con un aumento sensibile rispetto alle 140 che operavano a fine marzo.
La regione di Primorje, con i porti di Vladivostok e Nakhodka, e centro commerciale di tutto l’Estremo Oriente, è quella con il maggior numero di società a partecipazione straniera (124) e con il maggiore giro di affari (oltre 163 milioni di dollari nei primi 6 mesi del 2001), seguita dalla petrolifera Sakhalin (212 milioni di dollari e 42 imprese miste), che pero’ deve ancora sviluppare seriamente l’estrazione del greggio. Segue al terzo posto Khabarovsk, con 27 imprese miste e un fatturato di 59 milioni di dollari nel gennaio-giugno.
Infine, per quanto riguarda la presenza imprenditoriale italiana in Estremo Oriente, fino al 1998 essa si e’ concentrata prevalentemente nel settore dell’edilizia, con la costruzione, ad opera della Tegola Canadese, delle due stazioni marittime di Vladivostok e di Nakhodka. Questo mentre sul piano puramente commerciale vi e’ stata qualche fornitura di mobili, calzature e abbigliamento. Dopo la crisi, a partire dal 1999-2000, l’interesse degli imprenditori italiani si e’ un po’ risvegliato, con la ripresa di talune forniture di beni di consumo del tipo di quelli citati, in realta’ pero’, dovuta soprattutto all’attivita’ di commercianti individuali russi impegnati nel commercio-navetta. Piu’ recentemente, nel 2001, vi sono state forniture di linee e macchine italiane per la lavorazione del legno nel territorio di Primorje, e si sta attivamente studiando uno sviluppo piu’ organico della presenza quanto meno commerciale.
La presenza tecnica e culturale italiana e’ stata inoltre rappresentata, negli anni 1999-2001, dal programma di management training Tempus-Tacis, finanziato dalla Commissione Europea, con l’assistenza tecnica della European Training Foundation, e diretto e gestito dalla SAA, la Scuola di Amministrazione Aziendale dell’Università di Torino, insieme alla VGUES, l’Universita’ statale di Vladivostok di economia e servizi, e l’Universita’ di Siviglia. |