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RIVISTA POLITICA MEDIO ORIENTE

Informazione online e politica estera

Come sarebbe poter dialogare via chat con il proprio giornalista preferito, inviato magari sul fronte a Kabul o Beirut? E come sarebbe poter vedere le foto e i video dai luoghi caldi del mondo in presa diretta? Se giudicate troppo azzardato questo scenario, forse non avete ancora letto le dichiarazioni di James O’Shea, da pochi mesi direttore del Los Angeles Times, uno dei principali quotidiani nazionali statunitensi, fortemente radicato nella West Coast. Il sessantunenne O’Shea ha disegnato il futuro dell’informazione sul web e ha prospettato per il suo quotidiano un radicale cambiamento che ne farà l’antesignano di una rivoluzione globale. E che coinvolgerà tutti i settori del giornale, dallo sport agli spettacoli, dalla cronaca locale a quella internazionale. In particolare, le notizie dal mondo acquisteranno maggior rilievo, con una pagina dedicata agli esteri costantemente aggiornata in cui accanto alle news provenienti dallo staff globale del LA Times, si potrà direttamente dialogare con gli inviati e i corrispondenti dei quali impareremo a conoscere anche le difficoltà della vita in prima linea.

Ma se negli Stati Uniti l’informazione sul web proveniente dal mondo diventa sempre più una priorità, la situazione italiana continua a mostrare quei segni di provincialismo che contraddistinguono anche la carta stampata e le news televisive. I segnali potrebbero essere allarmanti: se è vero che le notizie web prenderanno sempre più il sopravvento, il pubblico italiano sarà forse destinato ad un sostanziale analfabetismo rispetto ai fatti dal mondo? A tutt’oggi, appare evidente come negli organi d’informazione tradizionale di casa nostra alle notizie estere sia riservato uno spazio secondario.

 

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Mentre tutti i grandi quotidiani europei aprono sui fatti internazionali, questi ultimi sono generalmente relegati, anche sui più letti quotidiani nazionali, dalla Stampa a Repubblica, dal Corriere della Sera al Sole 24 Ore, nelle pagine interne, dopo gli aggiornamenti sulla politica e l’attualità italiana.

D’altra parte, l’unico tentativo in Italia di dar vita ad un quotidiano anglosassone che presentasse non solo una maggior sobrietà nello stile ed una separazione marcata delle opinioni dai fatti, ma anche un’attenzione costante e primaria alle news internazionali grazie ad una fitta rete di corrispondenti e collaboratori dall’estero è miseramente fallito. E’ il caso dell’Indipendente, quotidiano nato nel 1991 con la volontà di diventare il punto di riferimento delle classi dirigenti informate, e trasformatosi dopo solo un anno nella chiassosa voce del malcontento del Nord.

La nostra stampa è perennemente concentrata sui fatti di casa nostra. Basta dare un rapido sguardo alle versioni online di Repubblica.it e Corriere.it, i due più letti siti italiani d’informazione, per accorgersi che lo sguardo è sempre più ristretto. A trovare posto sulle pagine web dei quotidiani è soprattutto il cosiddetto infotainement, termine che designa l’informazione-spettacolo, il gossip. Delle corrispondenze dall’estero neppure l’ombra, salvo per quelle vicende delle quali non si può fare a meno. L’impressione è che le versioni online dei quotidiani siano uno specchio dei peggiori difetti di quelle stampate. «In Italia – spiega Stefano Grazioli, giornalista, blogger e studioso di media – non ci si è accorti delle sinergie possibili tra online e print. La riduzione dei costi resa praticabile dalle nuove tecnologie consente maggiore attenzione agli esteri, grazie all’impiego di collaboratori free lance e blogger, limitando l’uso dei costosi uffici di corrispondenza». Questa è la direzione che sta prendendo l’informazione negli Stati Uniti (e il caso del LA Times non è isolato) e anche in altri paesi europei.

Se la stampa “generalista” latita, non pare che in molti si facciano strada per colmare un’evidente lacuna. «Sembra strano – dice Catherine Cornet, giornalista francese trapiantata a Roma – che un paese esterofilo come l’Italia dedichi, in realtà, così poca attenzione alle vicende dal mondo». E il paradosso denunciato dalla Cornet vale anche per la stampa specialistica, incapace fino ad ora di ritagliarsi una fetta nel mercato dell’informazione internazionale online. Anche due tra i più interessanti casi di successo giornalistico in Italia, quello di Internazionale, settimanale che pubblica in italiano il meglio della stampa mondiale e il bimestrale Limes, rivista di geopolitica molto seguita, presentano delle versioni web molto scarne. Si tratta, di fatto, di strumenti per invogliare la lettura della versione cartacea.

Accanto alla mentalità chiusa di un’Italia ripiegata su sé stessa, vi è poi una ragione economica che scoraggia gli investimenti sul web: gli scarsi introiti pubblicitari, che, a detta di alcuni, non permettono a queste iniziative giornalistiche un autonomo sostentamento.

Quel che resta sono alcuni siti di approfondimento, spesso ben fatti e commentati da firme di prestigio ma con aggiornamenti variabili e una copertura informativa legata ad aree geografiche o tematiche specifiche. Lettera 22, network di giornalisti indipendenti con una rete globale di collaboratori, si contraddistingue per un aggiornamento pressoché quotidiano. Peacereporter è un quotidiano online a tematica internazionale nato su impulso di Emergency e dell’agenzia di stampa missionaria Misna, particolarmente attento alle zone calde del sud del mondo. C’è poi una rivista online di politica, strategia ed economia globale, Affari Internazionali fatta da un board di esperti tra i quali compaiono accademici, ministri (Tommaso Padoa Schioppa), scienziati.

Il rischio è, ancora una volta, che il pubblico italiano desideroso (o anche bisognoso per ragioni professionali) di aggiornarsi sulle news internazionali sia costretto ad approdare ai siti in lingua straniera così come già avviene per i quotidiani cartacei (Le Monde, Wall Street Journal o El Pais). Dall’altra, aumentando il numero di siti espressione della società civile, di associazioni o formazioni politiche, è possibile, per un’utenza non troppo attenta, approdare ad informazioni parziali spacciate per verità e a notizie per lo più non verificate frutto di dilettantismo giornalistico e di faziosità intellettuale.

 
 

 

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